3
Maggio 2002
SHAKESPEARE
E IL MANAGEMENT
John
O. Whitney, professore di economia alla Columbia Business School, e Tina
Packer, fondatrice e direttore artistico dello Shakespeare&Company
di Lenox nel Massachusetts, sostengono che le strade verso il potere
sono una costante nell’Inghilterra medioevale e nelle aziende
americane. I due autori, nel libro "Giochi di potere –
Shakespeare spiegato ai manager", passano in rassegna i temi
principali delle opere shakespeariane, nelle quali l’elemento comune
è rappresentato dal potere. Shakespeare, secondo i due autori, ha
descritto le ambiguità, le suggestioni, i pericoli e le meraviglie del
potere; ha mostrato come lo stesso venga trasmesso da una generazione
all’altra (Enrico Bolingbroke buttò giù dal trono Riccardo III,
provocando così la guerra delle Due Rose), come possa scivolare
velocemente dalle mani di chi lo detiene (Enrico V costruì un impero,
ma suo figlio Enrico VI commise tanti errori, finendo col vagabondare
per i campi); ce ne ha mostrato la seduzione (nell’Amleto, Gertrude
sposa l’uomo che aveva ucciso suo marito), e l’abuso (Riccardo III
brama a tal punto il potere da arrivare a uccidere). Shakespeare, oltre
a insegnare che il potere deve essere considerato un mezzo e non un
fine, sembra indicare anche le strategie per potenziare un’impresa,
attraverso il potere detenuto dal manager, che non sono altro che gli
atteggiamenti tenuti dai grandi eroi delle sue opere: Enrico Bolingbroke
appariva raramente in pubblico, sì da rendere festose quelle rare
occasioni in cui ciò accadeva: quanti personaggi pubblici trarrebbero
vantaggi dall’apparire meno sullo schermo?; Enrico V prima della
battaglia si aggirava tra le truppe per sollevarne il morale: John
Whitney, invece di restare chiuso nel suo ufficio si muove continuamente
per essere a stretto contatto con i suoi dipendenti. I due autori,
insomma, non esiterebbero ad affidare la loro impresa a Shakespeare, e
sono pronti a giurare che farebbero un affare.

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