20
Ottobre 2001
RICORDARE
L'ITALIA ALMENO OGNI TANTO
Finalmente
arriva Oriana Fallaci. Finalmente il Corriere della Sera pubblica le sue
parole con ampi spazi. Finalmente i lettori rispondono in massa per
apprezzare le parole della nota giornalista, a proposito del nostro
vessillo. "Il nodo alla gola", scrive Oriana Fallaci, "mi
vien pure a guardare la bandiera bianca, rossa e verde che
sventola." E prosegue "Siam morti per quel tricolore.
Impiccati, fucilati, decapitati …"
Pochi
giorni dopo, nel proprio articolo di fondo, dedicato alla "Bandiera
italiana", sul "Corriere", Sergio Romano annota, a
proposito dell'intervento della Fallaci: "A giudicare dalle lettere
che il Corriere ha ricevuto negli scorsi giorni, l'orgoglio
nazionale è piaciuto a tutti".
Ebbene,
questa vicenda ci dice che, probabilmente, il pubblico vorrebbe una
stampa più benevola con l'Italia. Vorrebbe leggere frasi e affermazioni
costruttive sul nostro Paese. Vedere ricordati i nostri soldati di ogni
tempo. Uomini che sono stati al fronte per lunghi anni di guerra,
sopportando fatiche e privazioni di ogni tipo. Dal Piave, a Adua, a El
Alamein, alle sponde del Don, ai monti della Grecia.
E,
così, era tempo che iniziassimo a parlare dell'Italia ossia "di
noi", come comunità. Il nostro Paese ha bisogno della solidarietà
e del senso dello Stato. Ma non si vede come tutto questo possa essere
costruito, senza che venga rinnovata, almeno qualche volta, un'idea di
patria e di civiltà. In questo ambito, probabilmente, ha ragione chi ha
criticato il discorso, con cui Berlusconi difendeva la nostra civiltà.
Ma, forse, basterebbe leggere la "preghiera dell'alpino"
(simile a quella di tutti gli altri corpi), per accorgersi che i nostri
testi "ufficiali" parlano proprio e "ufficialmente",
di difesa della nostra civiltà cristiana.
"Dio
onnipotente, che governi tutti gli elementi", recita la preghiera
dell'alpino. E prosegue, "salva noi, armati come siamo di fede e di
amore. Salvaci dal gelo implacabile, dai vortici della tormenta,
dall'impeto della valanga, fa che il nostro piede posi sicuro su le
creste vertiginose, le diritte pareti, oltre i crepacci insidiosi. Rendi
forti le nostre armi contro chiunque minacci la nostra patria, la nostra
bandiera, la nostra millenaria civiltà cristiana."
Dunque,
la possibile conclusione di questa vicenda è in fondo semplice.
"L'esercito è la nazione", diceva Napoleone. Ma non è detto
che l'esercito sia portatore di conflitti. Anzi. Dopo la guerra, gli
alpini sono ritornati sulle rive del Don, in Russia, dove avevano
combattuto. Là, hanno costruito una chiesa e una scuola. Dunque, la
nostra civiltà, il nostro esercito, la nostra Italia, è anche questo:
una grande scuola di solidarietà. Forse, non sarebbe male ricordarcene,
almeno ogni tanto (a.n.).
(www.studiolegalenigra.com)
