3 Gennaio 2003
RICETTE
AMERICANE PER COMBATTERE LA POVERTA'
Aiuti
in forma di cultura, assistenza sociale gratuita, incentivazione: sono
le tre fasi succedute negli ultimi 100 anni
Lo
studioso americano Joel Schwartz nella sua opera: "Combattere la
povertà con la virtù: la riforma morale dei poveri americani,
1825-2000", individua tre grandi ere in cui diverso fu l’approccio
a soluzioni di questo problema, presente in tutte le società.
Nel
XIX secolo gli aiuti materiali alle classi più disagiate erano
caratterizzati da uno stampo morale: l’insegnamento ai poveri di
virtù borghesi quali la diligenza, la sobrietà e il risparmio, nonché
permettere loro di accedere al lavoro e alla vita "normale",
consentendo così alle generazioni future di prosperare, sembrava essere
un mezzo per debellare la povertà.
Successivamente,
nel XX secolo, la visione della povertà mutò da responsabilità
personale a conseguenza di struttura sociale, nacquero così le
attività di assistenza senza controprestazioni, perché inutili ed
ingiuste, e concretizzatesi nelle riforme del presidente Johnson e nella
cosiddetta "Great Society". Purtroppo, risultato di
queste riforme fu l’aumento della criminalità, stabilizzazione dei
tassi di disoccupazione, blocco del mercato immobiliare e diminuzione
della mobilità sociale.
Ultima
era, caratterizzata dalla legge del 1996, riportò la visione della
povertà a fenomeno di responsabilità personale, dove gli sforzi dei
singoli beneficiari dell’assistenza sono, in realtà, gli stessi
benefici, e i risultati sono stati sorprendenti in poco tempo.
Il
benessere sociale, insomma, è destinato a prosperare e a massimizzarsi
solo attraverso gli incentivi, e, mentre gli Stati Uniti hanno dedicato
quasi trecento anni di storia per trovare una soluzione a questa grande
piaga sociale, in Italia, soprattutto a livello politico, questa realtà
non sembra interessare nessuno.

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