L'UOVO DI BERLUSCONI
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diretto da Amedeo Nigra
LE NOVITA'
19 Aprile 2007
QUANDO CHIEDERE SICUREZZA FA SCANDALO
Siamo sinceri: in Italia, la sicurezza è un valore? I nostri giornalisti e le nostre testate, sono sensibili e trattano in modo diffuso il tema dell’ordine, della proprietà personale, e delle occupazioni abusive?Diciamo la verità. L’idea di una simile “sensibilità” ci fa sorridere. E ci fa sorridere, per una ragione semplicissima. L’ordine non è una nostra aspirazione. Anzi, da noi, si sogna il contrario. Noi abbiamo forze che teorizzano la rivoluzione e la disubbidienza sociale. Abbiamo case stabilmente occupate da anni, senza che ci sia un intervento. Abbiamo persino abolito il voto in condotta nelle scuole, praticamente senza proteste. Noi, inoltre, siamo contro gli americani, solo perché gli USA rappresentano il cosiddetto ordine mondiale. E, per lo steso motivo, siamo contro Silvio Berlusconi, perché rappresenta la rivincita della politica ordinata, rispetto a quella splendida confusione, rappresentata dalla politica delle “convergenze parallele” e de “gli equilibri più avanzati”. Dunque, siamo sinceri con noi stessi. L’ordine negli stadi di calcio, come nelle scuole e nella società in genere, non si trova (o si trova a fatica), semplicemente perché l’ordine stesso non è un anelito della nostra cultura.
Ora, però, dovremmo riflettere. Forse, una volta, la regola del non ordine (“ognuno deve poter fare quello che gli pare”), poteva quasi apparire come una grande conquista. Ma ora non è più così. Perchè, ormai, di fronte alle vicende come quella occorsa a Catania, con la morte dell’Ispettore Raciti (e come tante altre simili), dovremmo esserci accorti che non esiste solo il nostro “fare quello che ci pare”. Esiste anche quello degli altri. Anche quello di chi commette reati piccoli o grandi per le strade della città o come quelli, meno eclatanti, del medico, dell’avvocato del postino, del ferroviere, dell’impiegato pubblico, del trasportatore. Un insieme di volontà libere di fare “quello che ci pare”, che, al posto di una certezza (una cosa fatta bene), ci offrono frequentemente (non sempre, per fortuna) un disordine diffuso.
Siamo al limite. E ha ragione il Magistrato Turone nel dire che sono troppe le nostre 48.000 sentenze di Cassazione, rispetto alle 6.000 che si trovano in Francia. Ma quando l’ordine non è un valore diffuso (come da noi, purtroppo), non ci sono filtri extragiudiziali (come la famiglia, la scuola o il plauso sociale) e tutto si riversa su un unico soggetto: la magistratura, appunto.
Dovremmo cambiare. Ma non possiamo. La nostra “intellighentia” protesta contro mille quisquilie, ma sull’ordine non ha nulla da dire. E. si scandalizza addirittura per la giornata della sicurezza indetta dal Sindaco Moratti. Perché, incredibilmente, quel “vietato vietare” e quel “facciamo quello che ci pare”, nati nel “60”, non sono più la rivoluzione di quegli anni. Ora, curiosamente, sono la situazione attuale. Sono purtroppo la legge che nessuno vuole cambiare. E’ questa, e soprattutto questa, la nostra “piccola” anomalia italiana. Ma non si tratta di un problema di centro, di destra o di sinistra. Qui, ciò che fa difetto, è solo il buon senso.
(A.N.)
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