L'UOVO DI BERLUSCONI
SETTIMANALE ON-LINE: Politica e Economia
diretto da Amedeo Nigra
LE NOVITA'
25 Gennaio 2007
Nel 2006 il "container" ha compiuto 50 anni
PORTI ITALIANI ARRETRATI
MENTRE L'EUROPA CORRE
Cinquant’anni fa nasceva il container. Una grande idea, venuta alla luce, con lo scopo di accelerare i trasporti. Risultato raggiunto e consolidato, con un successo strepitoso, in tutto il mondo. Il container non era e non è solo questo. Ma rappresenta anche la grande sconfitta del nostro sistema economico e, soprattutto, dalla città di Genova. Il cui porto avrebbe potuto mantenere il primato detenuto da sempre nel Mediterraneo, offrendo così enormi benefici dall’Italia e dalla città. Opportunità persa, purtroppo, negli anni 70’ e 80’ quando, i Camalli (le locali organizzazioni sindacali dei portuali) "imposero" alle autorità il blocco alla introduzione dei container, colpevole -a loro dire- di ridurre i posti di lavoro. E, così, per salvare il i desideri dei Camalli, (tuttora esaltati come eroi, da parte dell’attuale sinistra), abbiamo perso (a dir poco) dieci volte di più: le merci hanno preso altre direzioni, diverse da Genova, riducendo il lavoro, l’indotto e la nostra economia in genere. La piccola rincorsa alle nuove attrezzature, fatta successivamente, negli anni '90, non è servita a molto: il treno, ormai, era perso.
Non tutti i paesi, peraltro, sono stati così poco attenti, come lo siamo stati noi. Il porto di Rotterdam, ad esempio, non aveva alcun peso ed era insignificante, nel dopoguerra. Ma oggi è il primo porto europeo. Perché si è strutturato con tutti i più moderni sistemi portuali e retroportuali raggiungendo i vertici. Nel 2005 è stato in grado di ottenere capacità di offerta pari a 9,16 milioni di “teu” (teu: container di 20 piedi). E, nel 2015, raggiungerà la movimentazione di oltre 20 milioni. Anche Anversa ed Amburgo, raddoppieranno le proprie potenzialità. Il primo passerà da 8,5 milioni di teu a circa 16. Mentre, il secondo, Amburgo, ha messo in cantiere lavori che raddoppieranno le sue capacità. La Spagna viaggia alla velocità della luce. Algeciras, Valencia e Barcellona stanno pensando di triplicare il loro lavoro. Dagli attuali 8 milioni di teu, passeranno ad oltre 21 milioni, nel 2015.
Nel nostro Paese i primi tre scali di container nazionali, Gioia Tauro, Genova e La Spezia, dai circa sette milioni di teu di capacità del 2005 (tre porti insieme fanno meno del solo porto di Rotterdam), tra dieci anni potranno arrivare ad un’offerta di 13,6 milioni deludendo ancora una volta, le aspettative e le vocazioni tradizionali della penisola italiana, potenzialmente capace di risultati molto più ampi.
Queste notizie giungono dal recente rapporto della OSC (Ocean Shipping Consultants), secondo il quale, da oggi al 2015, il panorama vedrà l’Italia in flessione rispetto all'Europa, proprio mentre si prevede che il flusso da Gibilterra salirà per un valore annuo del 30%. Vista l’importanza del problema, spiace osservare come nessun economista, si sia ricordato di questo episodio, per esortare le forze politiche a non far cadere i progetti iniziati dal Governo Berlusconi e a iniziarne di nuovi, in coerenza con la vocazione italiana al commercio estero e in linea con le nostre potenzialità.
La morale della vicenda, dunque, è molto semplice. In pratica, mentre si butta il fumo negli occhi con le rivendite di giornali nelle pizzerie e nelle sale da biliardo, le gradi opere (unico rimedio in grado di assicurare successo nel tempo) rimangono abbandonate nel dimenticatoio, senza che nessuno si preoccupi di gridare allo scandalo.
Risulta così evidente la necessità di riformare la nostra cultura, prima di ogni altra cosa. La Cina l’ha fatto, spostandosi verso il capitalismo e, non a caso, sta raccogliendo successo senza precedenti.
Noi, però, non la imitiamo. Probabilmente, perché ci riteniamo superiori. Ma lo siamo veramente?
(A.N.)
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