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21
Febbraio 2002
POLIZIOTTO
E CARABINIERE NEL CUORE DEGLI ITALIANI
Certe
volte la stampa blasonata (di sinistra) sembra vivere in una torre d’avorio.
Lontanissima dalla gente. Nell’ultimo referendum, ad esempio, tutti i grandi
giornali appoggiarono la scelta referendaria. Ma furono clamorosamente lasciati
soli da un elettorato che disertò in massa quella prova.
Gli
italiani danno invece credito alla Polizia, ai Carabinieri e alle Forze Armate
in genere. "L’esercito è la nazione", diceva Napoleone. E non aveva
torto, come dimostrano numerosi sondaggi. Immancabilmente, quando vengono
pubblicati gli indici di fiducia, la Polizia e i Carabinieri si trovano sempre
al primo posto. Ogni volta tutti si meravigliano. Ma, in realtà, dopo tanti
segnali, più che meravigliarsi, occorrerebbe capire che il "Milite
Ignoto" e lo sconosciuto Carabiniere o Poliziotto, sono sempre di più nel
cuore degli italiani. Diversamente da tanti eroi immaginari, inventati a
tavolino dalla stampa.
Anche
oggi il copione si ripete. La stampa blasonata critica la Polizia e i
Carabinieri, per il comportamento tenuto a Genova durante il G8. Senonchè, di
fronte alle immagini mostrate dai telegiornali, con i manifestanti
"pacifici", che si recano in piazza con mazze, bastoni, scudi e
elmetti, non ci sono parole o argomentazioni che tengano. Come diceva il grande
Edoardo de Filippo quelle accuse alle Forze dell’Ordine "non
passano". Chi sfascia un negozio, chi tira sassi alla Polizia, è su un
livello infinitamente diverso e neppure paragonabile a chi serve la Cosa
Pubblica. Descrivere tesi fantasiose, diverse da quelle viste della gente con i
propri occhi, significa perdere l’aderenza con la realtà. Gli antichi romani
direbbero: "Non intellegere quod omnes intellegunt" e cioè non capire
quel minimo che tutti sanno comprendere molto bene.
Contrariamente
a quanto si ritiene, la società moderna è una comunità intelligente,
tutt'altro che succube della informazione "ufficiale". Nell'Unione
Sovietica, non esisteva né la libera informazione, né pubblicità. Eppure,
alla fine degli anni "80", in un attimo, si diffuse su tutto il
territorio la convinzione che il regime comunista non avrebbe potuto reggere.
Una cosa simile è accaduta anche in casa nostra. Se la gente avesse creduto
veramente a tutte le critiche piovute sul capo di Berlusconi, con attacchi dai
maggiori quotidiani e dai più autorevoli commentatori (d'Italia e del mondo),
il buon Silvio da Arcore, non avrebbe dovuto ricevere neppure il voto di sua
zia. Al contrario, la nostra società intelligente, ha saputo comprendere e ha
fatto piovere sul Cavaliere una valanga di voti. Di più. A Milano, dove sono
maggiormente diffusi gli articoli del più fiero censore di Berlusconi, Giovanni
Sartori, la Casa della Libertà e il Cavaliere sono al loro "massimo
elettorale".
Il
tempo passa, non dimentichiamolo. Secondo Marx, la comunicazione sociale non è
una scienza, ma è uno strumento di dominio. Senonchè, sarebbe ora di
realizzare che, probabilmente, quelle tesi non sono proprio oro colato (a.n.).

(*)
Nota: l'articolo, scritto da Amedeo Nigra (www.studiolegalenigra.com),
è già stato pubblicato da Libero il 28 Luglio 2001 e viene qui riproposto per
la sua attualità.