3 Marzo 2003
IL MASSACRO DEGLI
ITALIANI ORDINATO DA TITO NEL 1945
Scoperti documenti inediti sui lager jugoslavi, dai quali
risultano violenze e torture commesse da Tito e dai suoi seguaci contro gli
Italiani con l’intento di realizzare una vera e propria “pulizia etnica”
Borovnica, Skofia, Loka, Osseh, Stara Gradiska, Siska, Goli Otok. Nomi poco
conosciuti. Eppure per chi è sopravvissuto, sono nomi indimenticabili. Sono i
campi di concentramento titini, luoghi ove si sono consumati orrori
inenarrabili. Migliaia di partigiani vi sono stati trucidati dal Maresciallo
Tito nella Venezia Giulia e Dalmazia tra il 1943 e il 1945: morti dimenticati.
Una verità volutamente celata dai Governi Italiani in nome della ragion di
Stato. Nell’immediato dopoguerra, sacrificare la memoria di migliaia di
istriani, giuliani e dalmati, la cui unica colpa era di essere Italiani, fu il
prezzo da pagare per agevolare il distacco della Jugoslavia da Mosca.
Pochi anni fa, è stato rinvenuto un documento segreto, un rapporto stilato il
5/10/1945 dai Servizi speciali del Ministero della Marina: “Condizioni degli
internati italiani in Jugoslavia con particolare riferimento al campo di
Borovnica (40B-D2802) e dell’ospedale di Skofja Loka (11-D-2531) ambedue detti
della morte”.
Ebbene, nonostante tale documento contenesse testimonianze e immagini sugli
orrori perpetrati in quei luoghi nei confronti dei nostri concittadini, non ebbe
alcuna eco.
Dopo la capitolazione tedesca, nel maggio 1945, le truppe jugoslave riuscirono
ad avere il controllo dell’intera penisola istriana, Trieste e Gorizia comprese.
E’ in quel momento che si è consumato l’orrore delle foibe e la violenza delle
deportazioni. Poche centinaia di Italiani sopravvissero ai lager jugoslavi,
mentre furono migliaia e migliaia i militari e i cittadini inermi trucidati dai
miliziani del maresciallo comunista.
E’ chiaro. Tito voleva fare “pulizia etnica” nelle zone conquistate, eliminare
la presenza italiana e costituire la nuova repubblica jugoslava, dominando anche
sulla Venezia Giulia e il Friuli orientale, fino al fiume Tagliamento. Tito, non
era solo.
Palmiro Togliatti nell’Aprile del 1945, con i partigiani titini alle porte di
Trieste, sottoscrisse e fece affiggere il seguente proclama: “Lavoratori di
Trieste, il vostro dovere è accogliere le truppe di Tito come liberatrici e di
collaborare con loro nel modo più assoluto”.
La pulizia etnica, messa in atto in queste zone, non cessò con la fine della
guerra. In una intervista del 1992, Milovan Gilas, segretario della Lega
comunista jugoslava, ha ammesso che, nel 1946, era in Istria per organizzare la
propaganda anti-italiana. Gli italiani dovevano andarsene, ogni tipo di
pressione era lecita.
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