16 Aprile 2002
Proposta
LO
STATO FACCIA INFORMAZIONE PUBBLICA
SULLA
SOLIDARIETA' E
SULLE PENSIONI
Diciamo
la verità. In Italia, non c'è una vera conoscenza della materia legata
alle pensioni. Infatti, se i problemi fossero veramente conosciuti, le
persone non esiterebbero un solo istante a riformare radicalmente il
sistema previdenziale. E gli stessi sindacati scenderebbero in piazza
per ottenere la riforma in tempi accelerati. Noi dobbiamo intervenire.
La Società dei consumi si è fatta strada a colpi di spot pubblicitari.
La cultura della solidarietà dovrebbe fare altrettanto. Utilizzando una
serie di brevi documentari, preparati nell'interesse pubblico, per
dimostrare la necessità di una radicale riforma delle pensioni.
Per
esempio, il primo di questi documentari dovrebbe spiegare che la riforma
previdenziale, con il conseguente elevamento dell'età pensionabile,
sarebbe una grande conquista per tutti. Perché, aprirebbe la via a
costi inferiori su tutto. Sulle tasse anzitutto. Ma, di riflesso, su
tutti i prodotti di consumo. I quali, alleggeriti dal peso fiscale,
potrebbero subire notevoli variazioni. Ma non solo. Aumenterebbe per
tutti la possibilità di iniziare una attività d'impresa. E subito
affluirebbero capitali dall'estero, migliorando il problema della
disoccupazione.
Il
secondo documentario, dovrebbe spiegare che la riforma non riguarda chi
é già in pensione, ma solamente le persone che ancora devono arrivare
a questo traguardo. Dovrebbe poi spiegare che l'I.N.P.S. é
semplicemente il "conto corrente" di tutti i lavoratori.
"Prevedere" pensioni troppo generose significa impoverire
tutti, mentre ritardare la pensione, di qualche anno di ritardo,
significa arricchire tutti i lavoratori lasciando più soldi sul conto
corrente pubblico. Anche qui bisogna sfatare la falsa convinzione,
secondo la quale le riforme della previdenza tenderebbero a "dare i
soldi ai ricchi". Una simile impostazione (diffusissima) risulta
evidentemente sbagliata ove si riflette che il denaro risparmiato
rimarrebbe in un ente pubblico.
Con
un altro documentario bisognerebbe spiegare che la materia pensionistica
non è un settore contrattuale. Nel senso che non c'è da una parte chi
si arricchisce e dall'altra chi si impoverisce. Infatti, quando si
discute di pensioni, gli italiani hanno come controparte se stessi. Come
si è visto, l'I.N.P.S. è il nostro conto corrente. Svuotarlo vuol dire
essere in rosso. E' vero, "le pensioni sono un diritto", come
è nostro diritto staccare un assegno non coperto. Ma bisogna subito
aggiungere che nessuna persona sensata farebbe mai una simile
operazione.
L'ultimo
documentario dovrebbe essere dedicato alla solidarietà. E dovrebbe
spiegare che in uno stato indebitato, con i costi sociali altissimi, non
è utile a nessuno ingrandire il debito pubblico. Soprattutto, non è
vera solidarietà, ricevere una pensione superiore a quanto si è
versato nel corso della vita. Certo, occorre intervenire per elevare i
minimi pensionistici, per garantire una vita decorosa anche a chi abbia
versato poco. Ma, al di là dello stretto bisogno (e dei lavori
usuranti), non si può andare oltre. E, pertanto, occorrerebbe spostare
l'età pensionistica a 65 anni per tutti, abolendo le pensioni di
anzianità.
In
pratica, sarebbe veramente ora di usare per scopi utili il nostro
sistema delle informazioni. Lo Stato ha a sua disposizione tre
televisioni, ma non le usa mai per scopi sociali. Solo
"varietà", un po' di telegiornali e qualche film. Nel
frattempo, sui grandi temi sociali nel Paese esiste la più grande
confusione. Proprio perché il servizio pubblico non informa. Al
contrario, basterebbe diffondere notizie equilibrate per far convergere
tutti i consensi in una finanziaria equilibrata. E sarebbe tempo. Ora
siamo nel 2000 e la nostra economia è enormemente diversa da quando
esisteva solo 20 anni fa. E, per l'appunto, sarebbe tempo di far in modo
che nasca una coscienza sociale.
