3 Febbraio 2003
LA CULTURA NON
HA PARTITO
Il manifesto promosso da Dell’Utri e da
Bondi, convocando gli stati generali della cultura di destra riaccende
la discussione di coloro che vogliono la cultura o di destra o di
sinistra
Il Convegno sugli Stati generali della
Cultura, convocato da Bondi e Dell’Utri, si è tenuto a Firenze il 15
Giugno 2002, e c’è chi coglie questa occasione per ribadire, ancora una
volta, che la cultura non può essere classificata “di destra” o “di
sinistra”, ma che, al contrario, rappresenta il patrimonio vivente di un
popolo. Piuttosto che di cultura, bisognerebbe parlare di
“amministrazione”: sì, perché la cultura cresce e si sviluppa attraverso
l’amministrazione, il controllo e il governo, strumenti, questi,
attraverso i quali la cultura stessa si manifesta.
Compito difficilissimo di chi detiene il
controllo di questi strumenti, è proprio quello di comunicare e,
soprattutto, di farlo nel modo migliore. Risultato di una cattiva
comunicazione sono state proprio le ultime elezioni, dove molti elettori
di Forza Italia hanno deliberatamente disertato le urne per manifestare
la loro delusione nei confronti del partito. E’ evidente, quindi, come
la comunicazione – fondamento della politica e della cultura – e la
capacità di farlo nel modo più coerente possibile, sia oggi un aspetto
fondamentale del “fare politica”; del resto, già Antonio Gramsci
sviluppò il concetto di egemonia, inteso come controllo a distanza,
attraverso gli intellettuali, della cultura. Un esempio moderno di
egemonia è stata l’operazione effettuata da “La Repubblica”,
“L’Espresso”, da Rai Tre e dal TG3 che, insieme, fusero tutto il loro
patrimonio comunicativo, creando così un’intera generazione improntata
su un modello comportamentale di tipo integrato, integralista ed
integrale. La stessa cosa ed i medesimi risultati li avremmo oggi se si
riunissero“Il Giornale”, Panorama, Canale 5 e il TG5, tutti strumenti di
comunicazione che, oggi, comandano i giornali e le televisioni.
Gli elettori che hanno votato
la “Casa delle Libertà” hanno bisogno di sentire aria di rinnovazione in
ogni settore: da quello cinematografico (non si produce un solo film di
livello mondiale), scolastico, nell’accesso alle arti, nell’uso
sperimentale della televisione, nell’architettura (non si costruisce più
alcuna bella città), nella moda, nei giornali e nei concorsi. La domanda
è “chi comanda, e con quali criteri, in tutti questi settori?”. La
risposta non è di poco conto, dato che chi ha questo pesante compito
detiene il vero tesoro della cultura.

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