26
Febbraio 2001
ITALIA
SENZA DIFESA E SENZA SOLIDARIETA'
La
riforma del servizio militare è passata in un soffio, senza che nessuno
si avvedesse che per questa innovazione sarebbe stata necessaria una
legge costituzionale. L'articolo 52 della Costituzione prevede infatti
che la difesa della patria sia un sacro dovere per ogni cittadino e,
pertanto, la maggioranza, abrogando la leva con una legge ordinaria e
non con la necessaria procedura, con tutta probabilità si è posta in
aperto contrasto con la Costituzione. Certo, la riforma parla di
sospensione e non di abrogazione della leva. Ma i dubbi rimangono
ugualmente, in quanto il sevizio militare viene di fatto a decadere.
I
problemi sono molti. Ma soprattutto, non si comprende come si reggerà
la difesa di una nazione grande come l'Italia, a fronte delle fortissime
riduzioni, volute con questa riforma. Durante la prima guerra mondiale
l’Italia impiegò un esercito di oltre due milioni di uomini. Eppure
il fronte vero e proprio non era vastissimo, perché correva dalle
Dolomiti, alla Pianura Padana, fino al Mar Adriatico. I dati relativi
alla perdite furono (e sono) impressionanti e dovrebbero farci
riflettere. I morti furono più di 600.000 e i feriti 900.000. Di fronte
a questi numeri, il nostro esercito di "volontari" di 350.000
uomini, previsto dall'attuale riforma, non può non lasciarci perplessi.
Si tratterebbe di una forza appena sufficiente a presidiare l’Italia
in tempo di pace e assolutamente inadeguata, per qualsiasi forma di
difesa vera e propria. Basti ricordare che, per un’operazione di terra
nel Kosovo (una regione grande circa come la Lombardia), sarebbero stati
necessari 100.000 marines. Un dato che ci fa comprendere
l’inadeguatezza della nostra riforma.
Purtroppo,
con la scomparsa della leva, perderemo anche una grande scuola di
solidarietà. L’Avvocato Peppino Prisco, sottotenente degli Alpini
durante la campagna di Russia, in un recente intervento sul
"Corriere" ha ricordato che gli americani vollero affidare
solo ed esclusivamente all’Associazione Nazionale Alpini i
finanziamenti per i terremotati del Friuli, proprio perché erano sicuri
che non si sarebbe perso neppure uno spillo. E così fu. Quegli aiuti
furono tutti ben utilizzati. E non ci fu un solo contenitore perso o
lasciato abbandonato agli elementi, come invece si era dovuto registrare
in alcuni episodi verificatisi nel corso della recente missione
Arcobaleno.
Queste
osservazioni dovrebbero farci comprendere che la leva ha una funzione
sociale, che va al di là del semplice servizio militare. Zaino
affardellato. Ranghi serrati. Fatica. Organizzazione. Amore per la
bandiera. Vita e sofferenza in comune. Tutte queste cose alla fine
lasciano un segno. E ci danno una piccola ricchezza, che resta a
disposizione della comunità italiana ed europea, da utilizzare in caso
di bisogno, come è accaduto per l’Associazione alpini nell’episodio
ricordato dall’Avvocato Prisco. Non solo. Carlo Azelio Ciampi ha un
atteggiamento diverso verso la collettività e la tradizione, rispetto a
quello che teneva Scalfaro, proprio perché è stato ufficiale di
complemento dell'Esercito. Lo stesso motivo che rende ricche di
interesse e di autenticità le parole e gli scritti di grandi autori
come Montanelli e Caccia Dominioni. Si può quindi dire che
l’esperienza militare abbia anche una sua utilità culturale.
D’altra
parte, per ritrovare tanti casi di solidarietà, occorrerebbe rileggere
molte vicende delle nostre Forze Armate. Bisognerebbe, ad esempio,
ricordare Salvo D'Acquisto. Giovane carabiniere che si consegnò ai
tedeschi, durante la seconda guerra mondiale, autoaccusandosi di un
attentato che non aveva commesso. Sacrificò la sua vita, e compì
questo atto, solo per salvare i suoi concittadini innocenti, condannati
alla fucilazione dalle truppe occupanti, in seguito ad un attentato.
Quella era solidarietà. E, guardiamoci intorno, ci accorgiamo con
facilità che – con la (cosiddetta) "solidarietà", fatta di
tasse, di risarcimenti e di sacrifici, imposti solo agli
"altri" - esempi come questi, ormai, non si trovano più (a.n.).
