21
Febbraio 2002
GLOBALIZZAZIONE
IN CERCA D'AUTORE
Uno
dei primi casi di globalizzazione è sicuramente curioso e merita di
essere raccontato. Dunque, negli anni "60" in tutto il mondo
molti negozi e industrie di cappelli, chiusero i battenti oppure
ridussero drasticamente la loro produzione. Cosa era accaduto di così
strano? Semplice. Un certo John Fitgerald Kennedy, amatissimo Presidente
degli Stati Uniti, aveva smesso di portare il proprio cappello – come
era invece era abitudine negli anni 40-50 – e aveva iniziato a
presentarsi nei vari filmati televisivi, a capo scoperto. L’effetto
imitativo fu immediato. Tutti – o quasi – nel mondo occidentale,
smisero di usare il classico copricapo, provocando così a catena, un
enorme conseguenza nella produzione, nel consumo e nel commercio.
Ecco,
questo episodio ci dà un piccolo esempio di ciò che significa oggi
"globalizzazione". In pratica, ciò che accade in un dato
paese, oggi ha influenza in tutto il mondo. Se creeremo una moda
interessante in Italia, quasi certamente sarà conosciuta in tutti gli
altri paesi. E se inventeremo un prodotto conveniente, tutti gli altri
ne subiranno le conseguenze e dovranno adeguare i prezzi. Se poi – per
esempio – il Governo Berlusconi ridurrà effettivamente le tasse, i
capitali ricercheranno la convenienza e affluiranno da noi, in modo
maggiore rispetto al passato, creando imprese e posti di lavoro. Il
significato di globalizzazione, in fondo, è tutto qui.
Ma
i casi sono ancora infiniti. Negli anni 70, quando ci fu la crisi del
prezzo del petrolio in Medio Oriente, da noi iniziarono le famose
domeniche senza auto. Inoltre, tra gli altri effetti, le vendite della
carta igienica crollarono inesorabilmente. Sembrava proprio che la gente
si fosse talmente spaventata della crisi, da risparmiare addirittura su
questo genere di prodotto. Sembra impossibile, ma i fenomeni di consumo
globale sono proprio questi. Una piccola impressione, moltiplicata per
53 milioni di persone, provoca una valanga di risultati, in
"più" o in "meno".
Ora
la domanda è semplice. E cioè, è possibile usare queste regole, non
solo per il commercio, ma anche a favore della solidarietà? Per
esempio, è possibile indicare un prodotto non inquinante, suggerendo
alle persone di comprarlo, ottenendo un effetto imitativo, un po’ come
era accaduto per il cappello di Kennedy?
Bene,
probabilmente, sarebbe possibile. Però, occorrerebbe usare le tecniche
di comunicazione avanzata, per ottenere i risultati desiderati in campo
sociale. Così, potremo ottenere tantissimo, con l’entusiasmo e non
solo con i classici divieti. La globalizzazione, in pratica, non è
altro che un supermercato mondiale, dove i clienti sono i capitali
internazionali (ma anche i nostri sogni e desideri), in cerca dei prezzi
più convenienti. O, magari, in cerca di una scusa o di un motivo per
investire. Dunque, per migliorare la solidarietà, occorrerebbe anche (e
tra l’altro) comprendere queste regole, guidando le imprese, con le
offerte, con le tasse adeguate, con una accoglienza opportuna. In
pratica, il capitale internazionale è li, pronto a fare esattamente
quello che noi vogliamo. Basta saper usare gli argomenti giusti.
