30
Novembre 2001
GLOBALIZZAZIONE
DELLA SOLIDARIETA’
E’
possibile rendere compatibili la solidarietà e la globalizzazione? Ne
hanno discusso imprenditori, banchieri, professionisti, politici, a
Milano, nella settimana appena conclusa, presso la sede del Mediocredito
Lombardo, nell’ambito del gruppo "Cultura Etica e Finanza",
coordinato dal Professor Angelo Caloia. Il relatore era Monsignor
Diarmond Martin, Segretario Generale della Pontificia "Justitia et
Pax" e osservatore presso le più importanti sedi internazionali,
come le Nazioni Unite e tante altre. Era presente il Cardinale di
Milano, Carlo Maria Martini e, accanto a loro, nomi noti, come Giovanni
Bazoli, Mario Paolillo, Mario Boselli, Fabio Minoli, Marco Manzoli,
Renzo Bozzetti, Giorgio Bagliani e tanti altri della vita economica
milanese.
Dunque,
quale la via da seguire, per il futuro? Ad avviso di chi scrive, le
linee teoriche della "globalizzazione della solidarietà" sono
state disegnate dal Papa, proprio nel suo discorso di fine 1999. In
particolare, secondo il Pontefice, gli uomini dovranno "intessere
di solidarietà le reti delle interdipendenze economiche, politiche e
sociali", senza "ricadere negli errori ideologici commessi nel
XX secolo". Questo richiamo sembra raccomandarci di non insistere
in una pura contrapposizione al capitalismo, come metodo di ricerca
della solidarietà. Lo stesso capitalismo – al contrario – diventa
un elemento essenziale del bene-solidarietà.
Infatti,
per intessere, occorrono proprio i due elementi da "tessere".
E cioè: capitalismo e solidarietà. Questa combinazione degli opposti
diretta ad un equilibrio positivo sembra un’opera di imitazione del
nostro Creatore. Il quale ha voluto (e creato) i desideri come motore
dell’equilibrio mondiale, ottenendo la solidarietà, non con un ordine
dall’alto, ma con quella grandissima combinazione di opposte
attrazioni, che si chiama "Universo".
Ma
c’è di più. Intessere capitalismo e solidarietà significa operare e
mixare beni, servizi, imprese, enti, consumi, aiuti economici,
industrie, produzione, comunicazioni e ordinamenti giuridici diversi. Si
può fare tutto questo, senza quella grandissima capacità di diffondere
beni e servizi, che si chiama "metodo d’impresa"?
Probabilmente no. Quindi, "globalizzare la solidarietà"
significa realizzare la più grande impresa immaginabile, dando vita ad
una nuova disciplina altrettanto grande. La "new solidarity",
indicataci dal Papa, è dunque questo: una nuova e importantissima
scienza, superiore ad ogni altra. Lo si deduce dal fatto che le altre
discipline, come l’economia, la politica e il diritto si presentano
come fili di una maglia da "tessere". Ossia, in un certo
senso, in una posizione subordinata. (*)
