3
Maggio 2002
GENI
CONTRO IL RAZZISMO
Mentre
alla fine dell’800 il mondo era predominato da popoli di origine
europea, dopo la seconda guerra mondiale la situazione comincia a
cambiare, anche se molto lentamente. All’inizio del secolo vi era la
convinzione che gli europei fossero una razza superiore: si vedano, al
proposito, le leggi degli Stati Uniti volte ad impedire l’integrazione
razziale, la proibizione, sempre negli USA, dei matrimoni tra bianchi e
neri del periodo 1896-1915, le misure prese contro i portatori di
handicap fisici e mentali dei Paesi nazisti, le leggi del 1938 in
Italia, la persecuzione e lo smembramento di migliaia di famiglie, la
deportazione nei lager, la fuga all’estero di centinaia di menti tra
le migliori.
In
realtà, si tratta semplicemente e puramente di una falsa ideologia,
come viene dimostrato nello scritto "Noi europei - un’indagine
sul "Problema razziale", comparso a Londra nel 1935, di Julian
Huxley e Alfred Haddon; gli autori operano una distinzione tra il
concetto di razza e quello di nazione, precisando come le
caratteristiche socioculturali di un popolo siano una cosa completamente
diversa dagli elementi etnici.
Da
una regione all’altra del mondo cambiano i tratti fisici esterni, come
il colore della pelle, l’altezza, la forma della faccia e la
corporatura, ma sono gli elementi nascosti, quelli biologici, che
contano; e a questo proposito, i due autori del libro dimostrano
ampiamente come non vi sia alcuna base per parlare, per la specie umana,
di distinzioni in razze, come facciamo per alcuni animali come cani,
gatti e cavalli. Questo perché la specie umana è molto giovane, in
quanto la migrazione dell’Homo sapiens sapiens è avvenuta solo
nelle ultime decine di migliaia di anni e non nelle ultime decine di
milioni. Quindi, non c’è stato il tempo per differenziarsi in razze o
specie distinte.
La
variabilità genetica fa in modo che i geni dei figli non siano una
copia perfettamente identica rispetto a quelli dei genitori, e ciò si
verifica per una questione di sopravvivenza o, meglio, di selezione
naturale: la variabilità genetica interna ad ogni specie è la sua
migliore garanzia di sopravvivenza.
Ci
sono poi altri due fattori che provvedono a creare variabilità
genetica: la migrazione, ossia quell’elemento che rende le popolazioni
più omogenee e la deriva genetica, cioè la fluttuazione casuale della
frequenza dei geni da una generazione all’altra.
Huxley
e Haddon distinguono tre gruppi etnici europei, ossia i Mediterranei, i
Nordici e gli Eurasiatici, cui si aggiungono, grazie alle scoperte
archeologiche più recenti, i cercatori di metalli e il cosiddetto
"popolo del bicchiere". Oggi si differenzia la specie umana in
4 gruppi: le nazioni del Centro Europa; tre nazioni mediterranee di
lingua romanza; due nazioni di lingua slava e l’Ungheria; a questi si
aggiungono alcuni altri gruppi etnici isolati.
La
grande fortuna dei popoli europei è dovuta, secondo il fisiologo ed
ecologo Jared Diamond, a fattori di natura ecologica.
Mentre
alla ascesa di ogni impero si accompagna sempre il suo declino, dipende
da noi il fatto che la nostra specie sopravviva o meno.
