24 Aprile 2002
IL
FISCO INVENTA LA TASSA SULLA SPERANZA
Il
nuovo "bollo" sugli atti giudiziari, nato dalla fusione con la
tassa di registro e con quella delle iscrizioni a ruolo, si candida al
guinnes di tutti gli aumenti. Oggi vale 20.000 ossia 28 volte in più di
quanto fosse nel 1980 (L. 700). E dal prossimo Luglio, con la riforma in
corso, varrà in media 600.000. – ossia 850 volte in più, di quanto
valesse nel 1980.Ma vediamo con quale ingegnoso meccanismo si realizzi
questo strabiliante aumento.
Prendiamo
ad esempio la causa civile che – a quanto si è appreso - è stata
iniziata da Massimo D’Alema, contro Forattini, "reo" di aver
ritratto in una vignetta il Presidente del consiglio, in atteggiamento
giudicato offensivo. Ora, come è noto, il leader del Governo ha chiesto
al vignettista un risarcimento del danno di tre miliardi. Ebbene, con la
disciplina attuale, Massimo D’Alema iniziando questa causa ha pagato
all’incirca allo Stato un bollo di L. 20.000.- ogni quattro facciate,
oltre a L. 144.000.- di iscrizione a ruolo e, in totale, circa L.
300.000.-.
Sennonché,
dal prossimo Luglio questa somma diventerà 16 volte più alta. E, nell’esempio
fatto, il Presidente del Consiglio, per iniziare la causa, non dovrà
più pagare le circa 300.000.- che si versano ora, ma dovrà pagare una
tassa a scaglioni che, per la fascia che va da 3 a 5 miliardi, sarà di
ben 5.000.000, ossia, per l’appunto, 16 volte più alta. Per fare un
esempio più modesto, dal luglio del 2000, chi dovrà difendere o il suo
appartamento (o il condominio o un danno alla propria azienda) del
valore tra 100 e 500 milioni, non pagherà più le usuali 300 mila lire
(bolli e iscrizione a ruolo), ma dovrà pagare, subito dall’inizio,
una tassa di L. 1.300.000.- ossia una somma quattro volte maggiore di
quella attuale. (cui si aggiungerà – ben inteso – ciò che si deve
normalmente pagare al proprio avvocato).
L’amministrazione
sostiene che questo aumento sarebbe mitigato dalla scomparsa della tassa
di registro che, al termine del processo, colpisce ora, con un 3%, tutte
le somme che vengono ottenute dal vincitore. In realtà, questa tassa di
registro costituiva un provvedimento equo, rivolto ad una manifestazione
di ricchezza (il denaro ricevuto con la sentenza, appunto). Ma questa
equità verrà persa del tutto, perché il vecchio tributo verrà
sostituito dalla nuova tassa (più bassa, è vero), ma incredibilmente
ingiusta e inadeguata, perché rivolta ad una semplice "speranza di
ricchezza" non ad una ricchezza vera e propria. In pratica, chi
inizia il processo, viene subito tassato sulla base di ciò che
"spera" di ottenere, senza riguardo a quanto otterrà
effettivamente. E, quindi, verrà colpito anche se perderà la causa.
Il
fisco non ha fatto male i suoi calcoli. Perché, le richieste di denaro
fatte normalmente da chi inizia una causa sono enormemente più alte di
ciò che si otterrà per davvero alla fine del giudizio. E, per di più,
le cause vittoriose (ossia quelle dove le persone ottengono in concreto
una somma) sono circa un quinto sul totale. Di conseguenza, tassando
direttamente la domanda, anziché la sentenza, ecco che l’entrata
fiscale potrà letteralmente diventare cinque o dieci volte più alta.
In questo modo, il gettito fiscale avrà un boom, mentre l’unico
rimedio per il povero cittadino sarà quello di tenersi le ingiustizie,
proponendo in giudizio richieste limitatissime, in modo da poter
ricadere in una fascia di tassazione molto bassa.
Naturalmente,
ne farà le spese la nostra economia. Perché in un Paese dove la
giustizia è lenta e costosa, fin dalle prime battute, la gente evita
accuratamente gli investimenti, allontanando così un rischio, che non
sarebbe mai assistito da una adeguata difesa giudiziale. Un altro
"stop" alla nostra economia, dunque. Ma non lamentiamoci. L’avremo
voluto noi. (a.n.)
