21
Dicembre 2001
I
D. S. E IL TIMORE DELLA "BERLUSCONIZZAZIONE"
In
un recente commento sul Corriere della Sera, il Professor Ernesto Galli
della Loggia ha illustrato un fenomeno politico che potremmo in un certo
senso chiamare "il timore della berlusconizzazione".
L'editorialista del "Corriere" ha, cioè, spiegato le
preoccupazioni più pressanti della sinistra. La quale teme che il
Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, risolva tutti i problemi
economici e sociali dell'Italia, facendo letteralmente il vuoto degli
avversari e della sinistra. Ecco dunque un'opposizione concentrata su
una forma di imperativo categorico: far cadere il Governo Berlusconi, ad
ogni costo, prima che sia troppo tardi. E ecco anche il leader della
CGIL, Sergio Cofferati, promettere un autunno caldo, probabilmente, per
dar man forte a quegli intenti.
Senonché,
ci sia consentito di dire che le preoccupazioni dei D. S., siano
esagerate e soprattutto mal indirizzate. Perché la storia ci dà sempre
delle sorprese. E, salvo rarissimi casi, nulla accade esattamente come
noi lo avevamo immaginato. Soprattutto, nessun successo è mai
definitivo. Il grande generale Belisario, uno dei più importanti
condottieri romani, finì la sua vita in povertà, addirittura chiedendo
l'elemosina. E persino Khol è caduto, dopo essere stato il miglior
cancelliere del secolo. In compenso, gli eredi del Partito Comunista
Italiano, sono approdati nelle stanze del Governo, quando il muro di
Berlino era ormai caduto. Ossia, per così dire, nel momento della loro
"massima sconfitta".
Di
fronte a queste riflessioni, i D. S. dovrebbero abbandonare le eccessive
preoccupazioni e dovrebbero invece pensare a qualcosa di più ampio
respiro culturale e, soprattutto, ad un progetto politico nuovo. Certo,
Berlusconi ci darà un nuovo miracolo italiano. Su questo, i dubbi sono
pochi, perché l'albero buono dà sempre frutti buoni. E così, chi ha
sempre fatto bene, si ripeterà un'altra volta. E l'Italia nei prossimi
anni, sotto la guida del Cavaliere, trasformerà la sua economia,
confermando così la fama di cui gode il leader della casa delle
libertà.
Peraltro,
il punto non è cosa farà Berlusconi, ma piuttosto, è cosa farà la
sinistra. In particolare, converrà ai D. S. ripetere le tecniche
ostruzionistiche del 1994? E questi stessi politici potranno veramente
accreditarsi come forza di governo, se "giocheranno" ancora
"al '68" e all'"autunno caldo", come vorrebbero
molti degli strateghi dei D. S.? Chissà. Ad avviso di chi scrive il
panorama andrebbe capovolto e la sinistra dovrebbe, come prima
rivoluzione, rinunciare a credere che Berlusconi vinca perché possiede
le televisioni e perché è ricco. In realtà, il segreto del Cavaliere
sta nella sua capacità di impresa e nel suo metodo. Una forza che fa la
differenza, perché è semplicemente "la-scienza-delle-cose-di-cui-ci-si-occupa-costantemente"
nella politica.
In
pratica, quel metodo usato dal Cavaliere è in fondo lo stesso posseduto
dagli Americani del primo '900, quando gli USA erano letteralmente nel
caos più totale, con 60 milioni di immigrati da tutto il mondo, con la
spopolazione delle campagne, con una crescita imponente del fenomeno
dell'industrializzazione e con infiniti problemi di ogni tipo. Ebbene,
quel Paese caotico, in meno di 40 anni, diventò la prima potenza
mondiale, proprio grazie a "quel metodo". Un insegnamento,
forse, da tener presente.
Con
queste premesse, la storia sembra quindi suggerirci di guardare con una
certa curiosità scientifica, quel fenomeno che abbiamo chiamato "berlusconizzazione".
Ieri i popoli lottavano per l'alfabetizzazione. Oggi la scriminante tra
"potere" e "non potere" è tutta nella conoscenza
dell'impresa. Qui sta il divario che esiste, oggi, fra le diverse forze
politiche. E qui - e non negli "autunni caldi" - sta la strada
da compiere, per chi voglia recuperare il distacco con il Cavaliere (*).
