Libero,
14 Luglio 2001
CAPITALISMO
VITTIMA DELLA SUA TIMIDEZZA
Diciamo
la verità. Il popolo di Seattle è l’avanguardia di una rivolta
mondiale, che il capitalismo alimenta con un incredibile leggerezza.
Internet è una grande invenzione delle imprese. Ma presto diventerà
un’arma formidabile del proletariato e della cultura postmarxista. Uno
sconosciuto sito internet, di una sconosciuta località della Grecia, in
mano a un ragazzo geniale, può mandare in crisi il sito del Pentagono.
Il tutto, nella più completa indifferenza di una collettività, che
quasi sempre non ritiene importante questo problema.
Il
nostro è un capitalismo "timido". Perché, pur disponendo di
capacità immense, ha paura di comunicare le cose più elementari.
L’Italia sta organizzando il meeting dei sette paesi che, da soli,
raccolgono l’80% delle ricchezze della terra. Eppure, a quanto pare,
solo il 10% degli italiani sa cosa sia la globalizzazione. Ma questo è
l’aspetto più modesto della nostra gigantesca disinformazione. Il cui
apice consiste nella totale assenza di una valutazione "del
bene" e "del male".
Il
capitalismo e la borsa sono utili alla collettività, perché diffondono
ricchezza, gestendo gli investimenti e i risparmi di milioni di
pensionati. Nonostante questo, l’operatore della finanza viene spesso
rappresentato come "il male" e non viene difeso da nessuno,
pur essendo in regola con tutte le leggi. Mentre, al contrario, appare
come un "eroe" della solidarietà (e verrà coperto di lettere
di elogio da tutto il mondo), quel "craker" che abbia diffuso
un virus dei computer, attraverso il quale siano state distrutte
migliaia di dati in tutto il mondo, magari privando del proprio
strumento di lavoro un piccolissimo artigiano, padre di famiglia.
Purtroppo,
in questo momento, la morale è "un optional", proprio a causa
di in malinteso pudore del capitalismo. Il quale sembra aver paura di
difendere la sua immagine. Le omissioni sono infinite. Per esempio, per
condannare una persona occorrono, giustamente, lunghissime procedure,
dopo aver assicurato il contraddittorio, le regole e il diritto di
difesa. Ma queste tutele non sono accordate alle multinazionali, come la
Mc Donald’s o come la Nestlé. Le quali sono accusate e condannate dal
popolo di Seattle, di tutti i mali dell’universo, senza neanche un
processo o un capo d’accusa formulato, in termini vagamente legali.
Eppure, le multinazionali hanno portato nel mondo ricchezza e
tecnologia, mentre, nel contempo, l’Africa ha quadruplicato la sua
popolazione mondiale. E, allora, siamo certi che sia giusta tutta questa
timidezza del capitalismo?
Dunque,
il confronto con il popolo di Seattle sarà soprattutto un problema
ideologico e di comunicazione. Non solo per il Governo Berlusconi o per
il "G7", ma principalmente per tutti i paesi sviluppati.
Pensare di affrontare questo argomento solo con le forze di polizia o
con l’esercito, significherà perdere già in partenza. Il capitalismo
ha creato tutto: telefoni, aerei, medicinali, computer. L’unica cosa
che non ha creato è una teoria per la diffusione della verità e della
ricchezza. Pensiamoci: non è ora di rimediare? (a.n.) (www.studiolegalenigra.com)
